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Il recupero crediti nel diritto del lavoro tutela i lavoratori (dipendenti, parasubordinati, autonomi) per il mancato pagamento di stipendi, TFR e compensi.
Con il termine crediti da lavoro si indicano tutti gli importi che un lavoratore ha diritto a ricevere, ma che non sono stati corrisposti dal datore di lavoro.
Tali crediti possono derivare da un rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo, e includono:
- Stipendi non pagati o pagati parzialmente;
- Mensilità arretrate (tredicesima, quattordicesima);
- Indennità di fine rapporto (TFR);
- Compensi per straordinari o maggiorazioni non riconosciute;
- Ferie e permessi non goduti e non retribuiti;
- Contributi previdenziali omessi o non versati;
- Indennità previste da contratti collettivi o da accordi individuali.
I crediti da lavoro, rispetto ad altri crediti civili o commerciali, godono di una tutela rafforzata. Infatti, sono considerati crediti privilegiati, cioè aventi priorità nel caso in cui il datore di lavoro si trovi in stato di insolvenza o fallimento.
L'iter prevede una diffida stragiudiziale (PEC/raccomandata), seguita da decreto ingiuntivo o ricorso al Tribunale del Lavoro, con pignoramento o intervento del Fondo di garanzia INPS.
Principali strumenti e procedure:
Diffida e Messa in Mora: Primo passo formale per sollecitare il pagamento entro un termine.
Decreto Ingiuntivo: Procedura giudiziale rapida (circa 60 giorni) per ottenere un titolo esecutivo, basata su prove scritte (buste paga, contratti).
Pignoramento: Azione esecutiva su beni (immobili, veicoli) o crediti del datore (conti correnti, quote di stipendio presso terzi).
Fondo di Garanzia INPS: Interviene per il TFR e le ultime tre mensilità in caso di insolvenza o fallimento del datore di lavoro.
Ispezione DTL (Direzione Territoriale del Lavoro): Utile se mancano buste paga, per certificare il credito tramite accesso aziendale.
Il recupero dei crediti professionali può avvenire secondo diverse modalità, a seconda della disponibilità del datore di lavoro, dello stato dell’azienda e del tempo trascorso dalla cessazione del rapporto. Le fasi principali di recupero di questo tipo di crediti sono:
Tentativo stragiudiziale
Il primo passo consiste nell’invio di una diffida formale al datore di lavoro tramite raccomandata A/R o PEC. Tale diffida serve a sollecitare il pagamento entro un termine stabilito e, in caso di mancata risposta, a dimostrare l’inadempienza in eventuali fasi successive.
Fase giudiziale
Se il datore di lavoro non provvede al pagamento, è possibile agire legalmente presso il Tribunale del Lavoro. La procedura più utilizzata è il ricorso per decreto ingiuntivo, che permette di ottenere un titolo esecutivo in tempi relativamente rapidi. In alternativa, si può promuovere una causa ordinaria di lavoro, nei casi più complessi o in presenza di contestazioni.
Azioni esecutive e pignoramenti
Ottenuto il titolo esecutivo, si può procedere al pignoramento di beni mobili, immobili, conti correnti o crediti presso terzi del datore di lavoro, tramite ufficiale giudiziario.
Intervento nel fallimento
Se l’impresa è dichiarata fallita, il lavoratore può insinuarsi al passivo come creditore privilegiato. In questi casi, il pagamento può avvenire in parte o in toto in base alla disponibilità dell’attivo fallimentare.
Fondo di garanzia INPS
In caso di insolvenza del datore di lavoro, è possibile richiedere l’intervento del Fondo di garanzia dell’INPS, che tutela il lavoratore per il TFR e per un massimo di tre mensilità non percepite
Aspetti da considerare:
(i) Prescrizione: I crediti di lavoro si prescrivono generalmente in 5 anni dalla fine del rapporto.
(ii) Limiti al Pignoramento dello Stipendio: Il datore non può trattenere oltre un quinto del netto per debiti, con riduzioni per la riscossione esattoriale.
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